Per la prima volta dopo quasi quarant'anni, i pazienti italiani con carcinoma uroteliale avanzato possono accedere a un trattamento che non si basa sulla chemioterapia a base di platino. È stata annunciata il 3 febbraio da Astellas Pharma la rimborsabilità dell'associazione tra Enfortumab vedotin e Pembrolizumab, una combinazione che segna un cambio di paradigma nella cura del tumore della vescica in fase avanzata o metastatica.

Il carcinoma uroteliale è il quarto tumore più diffuso in Italia, con oltre 31.000 nuove diagnosi ogni anno e circa 8.300 decessi. Nonostante tassi di sopravvivenza a cinque anni elevati nelle fasi iniziali (80% negli uomini e 78% nelle donne), circa il 12% dei pazienti riceve la diagnosi quando la malattia è già avanzata, una condizione associata a prognosi nettamente peggiori e a opzioni terapeutiche storicamente limitate.
Un bisogno clinico rimasto irrisolto per decenni
Per anni, il trattamento del carcinoma uroteliale avanzato è rimasto sostanzialmente invariato: chemioterapia a base di platino come prima linea, seguita, nei casi selezionati, da immunoterapia. Tuttavia, una quota significativa di pazienti va incontro a progressione di malattia, spesso in tempi brevi. «Con la sola chemioterapia a base di platino, in passato la sopravvivenza mediana si collocava tra gli 8 e i 12 mesi», ricorda Patrizia Giannatempo, dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Oggi lo scenario è profondamente cambiato».
Come funziona la nuova combinazione terapeutica
Enfortumab vedotin appartiene alla classe dei coniugati anticorpo-farmaco (ADC): molecole progettate per colpire in modo selettivo le cellule tumorali. L'anticorpo riconosce la Nectina-4, una proteina altamente espressa sulle cellule del carcinoma uroteliale, e trasporta all'interno della cellula un agente citotossico che ne provoca la distruzione. In associazione con pembrolizumab, un'immunoterapia che riattiva il sistema immunitario contro il tumore, l'effetto è sinergico. «Questa opzione terapeutica rappresenta una grande novità perché ha la possibilità di cambiare la storia clinica di questi pazienti», sottolinea Roberto Iacovelli, Professore Associato di Oncologia Medica all'Università Cattolica e al Policlinico Gemelli di Roma. «Le evidenze ci dicono che in circa il 30% dei pazienti si può ottenere una scomparsa completa della malattia».
I risultati dello studio EV-302
I dati dello studio registrativo EV-302 mostrano un beneficio clinico senza precedenti in questo setting. La sopravvivenza globale mediana ha raggiunto i 31,5 mesi, rispetto ai 16,1 mesi osservati con la chemioterapia standard, con una riduzione del rischio di morte del 53%. Anche la sopravvivenza libera da progressione è raddoppiata: 12,5 mesi contro 6,3 mesi. «Oggi circa 30 pazienti su 100 tornano a una vita senza sintomi per periodi molto più lunghi», spiega Giannatempo. «La mediana di durata di risposta è di circa 24 mesi, e oltre il 74% dei pazienti con risposta completa continua a beneficiarne anche a due anni». Alla luce di questi risultati, le linee guida internazionali ESMO ed EAU hanno rapidamente posizionato l'associazione come prima scelta terapeutica.
Un accesso anticipato e un impatto concreto
Già prima della rimborsabilità, i pazienti italiani avevano potuto accedere al trattamento attraverso un programma di uso terapeutico nominale, attivato nel 2025. «Sappiamo quanto sia urgente, per chi affronta una diagnosi avanzata, poter contare su nuove opzioni», afferma Fulvio Berardo, Amministratore Delegato di Astellas Pharma Italia. «Offrire un'opportunità in più può fare una differenza reale per i pazienti e le loro famiglie».
Guardare avanti
L'arrivo di questa combinazione terapeutica segna un passaggio cruciale per il carcinoma uroteliale avanzato, una malattia rimasta a lungo priva di innovazioni significative. «Oggi possiamo parlare di un cambiamento concreto», conclude Berardo. «Non solo in termini di sopravvivenza, ma anche di qualità di vita e di prospettive future».

