Linfomi non Hodgkin, al via “Scacco al Linfoma”: nuove terapie e rete di cura cambiano la storia della malattia

Una partita complessa, fatta di mosse, attese e cambi di strategia. È l’immagine scelta dalla campagna “Scacco al Linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura”, promossa da AbbVie insieme ad AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma), FIL (Fondazione Italiana Linfomi) e GiFIL (Gruppo Italiano Infermieri Linfomi).

L’iniziativa, presentata in conferenza stampa a Roma il 12 febbraio, nasce con l’obiettivo di raccontare il percorso clinico e umano delle persone con linfoma non Hodgkin, tra fasi di risposta alle terapie, ricadute e nuove opportunità di cura. La metafora degli scacchi rappresenta proprio questa dinamica: ogni scelta terapeutica può modificare l’evoluzione della malattia e aprire prospettive inattese.

Le molte forme del linfoma

I linfomi sono tumori del sistema immunitario che originano dai linfociti e comprendono numerosi sottotipi con caratteristiche molto diverse. I linfomi non Hodgkin, in particolare, rappresentano una quota rilevante dei tumori del sangue e possono essere distinti in forme a crescita lenta e forme aggressive.

Tra i più diffusi il linfoma follicolare, generalmente indolente ma soggetto a ricadute e il linfoma diffuso a grandi cellule B, rapido ma spesso curabile.

Con il susseguirsi delle recidive la gestione diventa più complessa, perché la malattia può sviluppare resistenza ai trattamenti standard.

La svolta dell’immunoterapia

Negli ultimi anni lo scenario terapeutico è cambiato profondamente grazie all’arrivo di nuove immunoterapie. Accanto ai protocolli tradizionali sono oggi disponibili trattamenti cellulari e anticorpi in grado di attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali. Come spiega Enrico Derenzini, professore associato di ematologia dell’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione di oncoematologia e trapianto di cellule staminali dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, «Le nuove immunoterapie hanno rivoluzionato il trattamento del linfoma anche in fase di recidiva o refrattarietà. Possono dare risposte complete in pazienti già molto pretrattati con risultati che si mantengono nel tempo».

Tra le opzioni emergenti si distinguono due approcci diversi con meccanismi d'azione complementari. «La terapia CAR-T consiste nel prelevare i linfociti T del paziente, modificarli geneticamente in laboratorio per renderli capaci di riconoscere e attaccare le cellule tumorali, e poi reinfonderli. Richiede centri accreditati e tempi di preparazione di diverse settimane» spiega l’oncologo. «Gli anticorpi bispecifici invece sono farmaci già pronti all'uso che fungono da “ponte molecolare”: legano contemporaneamente la cellula tumorale e il linfocita T del paziente, attivando così una risposta immunitaria immediata. Sono somministrabili direttamente e consentono di intervenire rapidamente, soprattutto nei linfomi aggressivi».

I dati clinici mostrano quindi non solo un miglior controllo della malattia, ma anche la possibilità concreta di remissioni prolungate e, in alcuni pazienti, di guarigione.

La qualità di vita entra nella terapia

Accanto alle innovazioni cliniche, la partita contro il linfoma passa anche per la qualità della vita, la gestione degli effetti collaterali e l’organizzazione quotidiana delle cure.

Giuseppe Toro, presidente nazionale AIL, sottolinea: «Le prospettive dei pazienti stanno cambiando: oggi è possibile guarire o convivere a lungo con la malattia, ma l’impatto sulla vita quotidiana resta molto forte anche per le famiglie». Per questo, l’associazione affianca i pazienti con servizi di accoglienza, accompagnamento alle terapie e sostegno psicologico, elementi ormai considerati parte integrante del percorso assistenziale.

Una rete attorno al paziente

Nel modello promosso dalla campagna, il trattamento del linfoma coinvolge più figure: specialisti, infermieri e familiari. In quest’ottica, sono stati messi a punto strumenti digitali informativi, video-testimonianze e materiali divulgativi per orientare pazienti e caregiver nelle scelte terapeutiche e nella gestione quotidiana della malattia, con l’obiettivo di trasformare la partita a scacchi in un gioco di squadra.

A cura di Marida Cristofori

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