Gelato confezionato, l’alleato inaspettato: vendite fino al +9% nel 2026

Crescono i consumi in casa e fuori casa, sostenuti dal turismo e dalle alte temperature. Secondo i dati NielsenIQ presentati durante l’incontro, a Roma le vendite segnano +7%, nel Lazio +8%. E mentre il mercato accelera, cadono alcuni falsi miti: dai conservanti al consumo in gravidanza, fino al ruolo del gelato nell’alimentazione di chi pratica sport.

Tra gennaio e agosto, secondo i dati NielsenIQ, le vendite di gelato confezionato nel canale domestico sono aumentate del 9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Segno positivo anche fuori casa, dove nel primo semestre dell’anno i consumi sono cresciuti di circa il 4%. Numeri positivi anche a livello locale: +7% a Roma e +8% nel Lazio nei primi otto mesi del 2026.

A fotografare l’andamento del mercato è Giovanna Rufo, segretario generale dell’Istituto del Gelato Italiano (IGI), intervenuta a Roma durante l’incontro “L’alleato inaspettato. Il ruolo del gelato confezionato nell’alimentazione dello sportivo”. Secondo Rufo, a sostenere soprattutto la crescita del fuori casa ha contribuito il buon andamento dei flussi turistici, mentre il meteo continua a rappresentare uno dei fattori più rilevanti per i consumi.

Dopo gli anni della pandemia, nei quali il consumo di gelato confezionato si era spostato maggiormente tra le mura domestiche, i dati indicano ora una ripresa degli acquisti anche fuori casa. La stagionalità resta comunque molto marcata: circa l’80% dellevendite annuali si concentra tra gennaio e settembre, mentre da ottobre a dicembre i consumi rallentano.

Conservanti, grassi trans e gravidanza: i falsi miti sul gelato

La crescita dei consumi convive con alcuni falsi miti ancora diffusi sul gelato confezionato. A fare chiarezza è Michelangelo Giampietro, medico specialista in Medicina dello Sport e Scienza dell’Alimentazione e presidente dell’IGI.

La prima riguarda la presenza dei conservanti. Nel gelato confezionato, ha spiegato Giampietro, non sono necessari: è infatti il freddo, insieme al corretto mantenimento della catena del freddo, a preservare il prodotto.

Altro tema è quello dei grassi trans. Giampietro ha richiamato l’attenzione in particolare sui grassi parzialmente idrogenati, fonte di acidi grassi trans, spiegando che non vengono utilizzati nella produzione dei gelati confezionati rappresentati dall’Istituto.

Da sfatare anche l’idea che il gelato sia necessariamente da evitare durante la gravidanza. Non esiste un divieto generale e, in assenza di specifiche controindicazioni individuali, può trovare spazio anche durante la gestazione nell’ambito di un’alimentazione equilibrata. Lo stesso vale, con le dovute attenzioni, nelle diverse fasi della vita: dopo il primo anno di età, nei bambini, negli adulti e negli anziani.

Gelato e sport: un aiuto dopo l’allenamento

Ma è soprattutto il rapporto tra gelato e attività sportiva ad essere stato al centro dell’incontro. Per Giampietro il gelato può rappresentare un possibile alleato dopo lo sforzo fisico grazie alla presenza di acqua e nutrienti e alla facilità con cui può essere consumato.

Dopo l’allenamento l’organismo deve infatti recuperare e avviare il processo di reidratazione. Il gelato contiene, in proporzioni differenti a seconda della tipologia, acqua, carboidrati, proteine e grassi e può quindi essere inserito, nelle quantità adeguate e nel contesto dell’alimentazione complessiva, anche nel momento del recupero.

La sua temperatura può inoltre offrire una piacevole sensazione di freschezza, elemento particolarmente apprezzabile da chi pratica attività fisica all’aperto e nei mesi più caldi.

Giampietro ha richiamato anche il rapporto tra carboidrati e proteine che, nei gelati diversi dai ghiaccioli, può collocarsi indicativamente intorno a 4 a 1. La composizione varia però da un prodotto all’altro: per questo la scelta passa necessariamente dalla lettura dell’etichetta.

L’etichetta per capire cosa c’è nel gelato

Grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, oltre al valore energetico: la tabella nutrizionale permette di conoscere la composizione del prodotto e di scegliere con maggiore consapevolezza quello più adatto alle proprie esigenze.

L’offerta si è inoltre ampliata per rispondere a esigenze alimentari differenti, con prodotti formulati anche per chi deve evitare determinati ingredienti, come nel caso delle persone con intolleranza al lattosio o di chi necessita di prodotti senza glutine. Resta quindi fondamentale controllare sempre ingredienti ed etichettatura del singolo prodotto.

All’estero 116 mila tonnellate di gelato italiano

Il buon momento del gelato confezionato italiano non riguarda soltanto i consumi interni. Come illustrato da Giovanna Rufo, nel 2025 le esportazioni italiane hanno raggiunto circa 116 mila tonnellate. Sul fronte dei mercati extra-UE, i dati Eurostat collocano inoltre l’Italia al secondo posto tra i Paesi dell’Unione per volume esportato, con 55,2 milioni di chili, alle spalle della Francia.

A cura di Riccardo Scafi

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