C'è una storia che dice molto di chi è Fabrizio Pulvirenti, prima ancora di aprire il suo libro. Era il 2014 quando questo medico siciliano, specializzato in malattie infettive, si trovava in Sierra Leone come volontario di Emergency per combattere l'epidemia di Ebola che stava devastando l'Africa occidentale. Lì contrasse il virus. Rimpatriato d'urgenza in Italia, fu ricoverato all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma dove si salvò grazie alla straordinaria risposta coordinata del Ministero della Salute, dell'AIFA, della Regione Lazio e di decine di professionisti sanitari. Un caso che commosse il mondo, tanto che Papa Francesco chiamò personalmente l'allora Ministro Beatrice Lorenzin per esprimere la sua vicinanza.
Quella vicenda, che avrebbe potuto spezzare una carriera, ha invece rafforzato la vocazione di Pulvirenti. Da quella frontiera estrema, attraverso anni di lavoro nei reparti ospedalieri italiani - sempre nel sistema pubblico, sempre rifiutando la libera professione intramoenia - è maturata una visione organica del Servizio Sanitario Nazionale: le sue radici storiche, le sue profonde contraddizioni, e, soprattutto, i rimedi possibili.
Oggi questa visione è un libro: SSN 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale, edito da Edizioni ETS di Pisa, con la prefazione di Beatrice Lorenzin.
Un SSN in bilico tra eccellenza e diseguaglianza
Il libro di Pulvirenti è la riflessione di un medico che conosce il SSN dall'interno, dalle corsie ospedaliere delle Regioni meridionali fino alle emergenze internazionali, e che non si accontenta di descriverne complessità e alcuni ingranaggi ossidati ma si assume la responsabilità di proporre soluzioni concrete, partendo dall’anamnesi, proseguendo con la diagnosi – basata sulle evidenze scientifiche e sui dati più aggiornati e rigorosi – per arrivare a delle possibili terapie, facendo quello che ogni medico dovrebbe fare, partire dall’ascolto e procedere nel solco dell’alleanza con il paziente, in questo caso il nostro SSN che, alla vigilia dei 50 anni, ha bisogno di un check-up completo.
«Questo libro è – si legge nell’introduzione del volume - un invito a guardare il cuore pulsante del nostro sistema sanitario, a metterne in luce le potenzialità; è un invito al confronto sereno e pacato per immaginare un futuro in cui il Servizio Sanitario Nazionale possa superare le fragilità per tornare ad essere, ancora una volta, un modello di salute per il mondo.»
Il titolo - SSN 4.0 - richiama l'evoluzione storica del sistema sanitario italiano: dal SSN 1.0 della Legge 833 del 1978, al SSN 2.0 del 1992 dell’aziendalizzazione, al SSN 3.0 della devoluzione regionale a cavallo del 2000, fino alla versione 4.0 che l'autore immagina e propone. Una versione che torni a essere universale, equa, meritocratica.
Il nodo irrisolto: una Repubblica con venti sistemi sanitari
Il cuore del libro è una tesi scomoda ma documentata: la devoluzione della sanità alle Regioni è stata un errore storico. Non un'opinione, un dato clinico: chi nasce in Calabria rischia di morire per un infarto con probabilità significativamente più alte rispetto a chi nasce in Emilia-Romagna, non per colpa dei medici calabresi, ma per colpa di un sistema frammentato che ha prodotto venti diverse qualità di assistenza. Un’evidenza così solida che anche il Ministro della Salute, Orazio Schillaci ha recentemente stigmatizzato che “non può essere il cap (codice avviamento postale) a decidere quanto si vive”.
«La devoluzione delle competenze sanitarie dallo Stato alle Regioni – scrive l’autore - è stata una follia politica che deve essere corretta se si vuole seriamente intervenire per offrire a tutti gli italiani gli stessi standard assistenziali da Nord a Sud, isole comprese.»
Ogni anno - stando ai dati citati nel volume - oltre mezzo milione di italiani migra da Sud a Nord per ricevere cure che dovrebbero poter ottenere a casa propria. Questo fenomeno – la famigerata "migrazione sanitaria" - impoverisce ulteriormente le Regioni meridionali, costrette a pagare le prestazioni erogate altrove, in un circolo vizioso che alimenta le diseguaglianze invece di correggerle.
Alcune proposte: ospedali ministeriali, case management, merito
Pulvirenti non si ferma alla denuncia. Con lo stesso rigore con cui analizza i dati del Programma Nazionale Esiti - la banca dati che misura la qualità dell'assistenza ospedaliera in Italia - elabora una serie di punti utili a un progetto di riforma articolato. Propone la creazione di circa 25 Grandi Ospedali “ministeriali” distribuiti sul territorio nazionale, sottratti all'influenza delle amministrazioni regionali e posti sotto la diretta supervisione del Ministero della Salute. Immagina una "Centrale Unica di Case Management" per garantire la continuità di cura tra ospedale e territorio. Suggerisce retribuzioni differenziate per i medici in base all'intensità del lavoro svolto, percorsi di carriera meritocratici per tutti i professionisti sanitari, la trasformazione del medico di medicina generale in dipendente del SSN.
Il filo rosso di queste proposte è la convinzione - maturata sul campo, testimoniata dall'esperienza personale - che il SSN sia ancora uno strumento straordinario di uguaglianza sociale, ma che per sopravvivere abbia bisogno di visione, merito e coraggio politico.
«Scrivere su questi temi non è stato un esercizio accademico - conclude Pulvirenti - ma un atto di partecipazione, un tentativo di "cura" diverso, fatto senza fonendoscopio, ma con le idee».
RIFERIMENTI EDITORIALI
Titolo: SSN 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale
Autore: Fabrizio Benedetto Maria Pulvirenti
Prefazione: On. Beatrice Lorenzin, già Ministro della Salute
Editore: Edizioni ETS, Pisa
ISBN: 978-884677345-6
Anno: 2026

