La Federazione Europea dei Medici Salariati (FEMS) ha presentato il 23 aprile 2025 al Parlamento Europeo di Bruxelles il suo studio sulle condizioni lavorative dei medici europei, con il supporto del parlamentare comunitario Raffaele Topo. Il "White Book" è un documento completo che evidenzia le sfide più urgenti che i medici dipendenti affrontano in Europa e propone soluzioni concrete. L'evento ha riunito medici, rappresentanti di associazioni mediche europee, sindacati e istituzioni, generando un vivace dibattito sulle misure necessarie per garantire condizioni di lavoro dignitose e sistemi sanitari sostenibili in tutto il continente.

Al centro del "White Book" vi è una forte critica alla inadeguata trasposizione della Direttiva europea sull'orario di lavoro. Troppo spesso, gli straordinari e i turni di reperibilità non godono delle tutele previste dalla legge, con inevitabili conseguenze sulla salute fisica e mentale dei medici. "Un medico che deve essere reperibile vicino al posto di lavoro non può essere considerato a riposo", ha sottolineato Alessandra Spedicato, Presidente FEMS, chiedendo che lo status di reperibilità sia riconosciuto come categoria distinta nei contratti di lavoro. Il documento affronta anche l'aumento delle aggressioni verbali e fisiche al personale ospedaliero, il riconoscimento del "lavoro usurante" in ambito sanitario e la necessità di riequilibrare i percorsi di carriera alla luce della crescente femminilizzazione della professione.
"La spesa sanitaria non è un costo, ma un investimento in un diritto fondamentale - sancito in molte costituzioni nazionali", ha dichiarato Alessandra Spedicato rivolgendosi alle istituzioni europee. "Questo investimento migliora e determina la salute della popolazione, che deve essere considerata la forza trainante delle economie nazionali e della crescita del PIL". Il dibattito è stato arricchito dai contributi di esperti dell'OMS, BMA, AEMH e EJD, che hanno offerto preziosi spunti sul ruolo delle istituzioni, l'invecchiamento del personale medico, la remunerazione equa e la formazione post-laurea per affrontare la carenza di professionisti sanitari, soprattutto infermieri. Per trasformare queste proposte in politiche attive, la FEMS lancerà presto il progetto "Shaping the Future of Doctors' Health", volto a raccogliere dati comparativi a livello nazionale ed europeo e definire standard organizzativi più sostenibili.
Foto di Maskmedicare Shop su Unsplash
Vedere il mondo senza ostacoli, praticare sport in libertà, mostrarsi al naturale senza montature sul viso. Sono queste le sensazioni che il 74% degli utilizzatori di lenti a contatto associa alla propria scelta e a tale dispositivo, piccolo e rivoluzionario, è stata dedicata la Prima Giornata Mondiale delle Lenti a Contatto, celebrata il 15 aprile a Roma, presso la Galleria del Cembalo di Palazzo Borghese, su iniziativa di Assottica - Gruppo Contattologia.
Da Leonardo da Vinci alla street art contemporanea
La data scelta è il giorno di nascita di Leonardo da Vinci, a cui si deve l’intuizione del principio ottico che avrebbe portato, secoli dopo, allo sviluppo delle moderne lenti a contatto. Un filo invisibile che lega l'intuizione scientifica all'arte, fino all'installazione "LOVE YOUR EYES" dell'artista americana Finley, presentata nel corso dell'evento.
«Ho voluto rappresentare lo sguardo come punto di incontro tra persone, come atto di amore e di cura», ha spiegato l'artista presentando l'opera, che verrà prossimamente troverà installata nel cuore dello Street Art District romano.
Tecnologia e percezione di sé
«Sono un piccolo gesto d'amore verso me stessa», ha confessato l'attrice Nicoletta Romanoff parlando del suo rapporto con le lenti a contatto. Parole che confermano i risultati della ricerca "Voice of the customer", condotta nel 2024 da Jarach&Associati per Assottica, secondo cui oltre la metà degli utilizzatori (51,3%) associa le lenti a un aumento della fiducia in sé stessi.
Una rete nazionale per la salute degli occhi
L'iniziativa, promossa da Assottica - Gruppo Contattologia, non si è limitata all'evento romano. In contemporanea, 1.500 centri ottici in tutta Italia hanno organizzato iniziative locali, creando una vera e propria rete di sensibilizzazione sulla salute visiva.
«C'è ancora molto da fare in termini di informazione», ha sottolineato durante l'evento Filippo Pau, presidente di Assottica. «Il 90% di chi non ha mai provato le lenti a contatto sarebbe disposto a farlo se adeguatamente informato e supportato. È un dato che ci spinge a intensificare il nostro impegno nella divulgazione».
Tra comfort e sicurezza
La giornata ha ospitato anche un confronto tra esperti, con il medico oculista Antonio Di Zazzo e l'ottico optometrista Andrea Cappellini che hanno sfatato alcuni miti sulle lenti a contatto, fornendo indicazioni pratiche per un utilizzo sicuro e confortevole.
Le tecnologie sono enormemente migliorate negli ultimi anni, hanno spiegato gli specialisti, ma resta fondamentale la personalizzazione e il rispetto di alcune semplici regole d'uso. Un messaggio ripreso anche da Teresio Avitabile, Presidente della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche, e Andrea Afragoli di Federottica.
Da semplice strumento correttivo a elemento di benessere quotidiano, le lenti a contatto hanno compiuto un lungo viaggio nella storia della scienza e del costume. E da oggi, grazie all'opera di Finley, sono entrate a far parte del panorama artistico urbano della capitale.
A cura di Micol Weisz
Contro la sindrome metabolica, le armi migliori restano la perdita di peso e uno stile di vita sano. Al tema, il XXXI Congresso nazionale delle Malattie Digestive, promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell'Apparato Digerente (FISMAD), a Roma dal 13 al 15 aprile,che vede la presenza numerosa della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), dedica una sessione per illustrare le evidenze finora acquisite sugli approcci terapeutici al paziente.

La sindrome metabolica èl’insieme di condizioni mediche in grado di aumentare significativamente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e altre gravi patologie, oltre ad essere la principoale causa di cirrosi epatica.
“Non esiste una terapia specifica contro la sindrome metabolica, a parte il consiglio di seguire la dieta mediterranea ed un corretto stile di vita, basato sul controllo del peso corporeo e sulla regolare attività fisica”, afferma Gianluca Svegliati Baroni, Professore Associato in Gastroenterologia all’Università Politecnica delle Marche e responsabile della struttura dipartimentale Danno Epatico e Trapianti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche di Ancona.
Il professor Svegliati Baroni rimarca la necessità di collaborazione fra gli specialisti e la medicina generale: “I medici di base – spiega – possono gestire le prime fasi della terapia del diabete, dell'ipertensione, della dislipidemia e aiutare il paziente a correggere lo stile di vita, incentivando l’attività fisica quotidiana che lo aiuti a perdere quella quota di peso necessaria a guarire”.
In particolare, per il danno epatico legato alla sindrome metabolica, è dimostrato che la perdita fra il 7 e il 10% del peso corporeo porta alla risoluzione delle anomalie istologiche.
“La maggior parte delle malattie epatiche – evidenzia il professore – è legata a fattori metabolici e all'alcol, con un potenziale di prevenzione significativo attraverso il cambiamento delle abitudini. Inoltre, è stato calcolato che circa 2 milioni di persone muoiono ogni anno a livello globale a causa delle malattie di fegato e che il 90% di queste patologie potrebbe essere curato semplicemente modificando lo stile di vita”. A questo proposito, il professor Svegliati Baroni ricorda come il prossimo 19 aprile, in occasione del World Liver Day, le società scientifiche internazionali punteranno sul messaggio che “il cibo è medicina”.
Chirurgia bariatrica. Una delle alternative teraputiche della sindrome metabolica è la chirurgia bariatrica applicata però solo a pazienti con obesità severa e in condizioni cliniche ottimali.
All’Università Federico II di Napoli, il gruppo di ricerca guidato da Filomena Morisco, Direttore della Scuola di Specializzazione in malattie dell’Apparato Digerente dell’Università di Napoli Federico II, ha avviato due anni fa uno studio che vede l’impiego della chirurgia sui pazienti affetti da Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD). L’abstract del lavoro è stato pubblicato a febbraio sulla rivista scientifica internazionale Digestive and Liver Disease.
“Lo scopo – afferma la professoressa – era stimare il grado di miglioramento della steatosi e della fibrosi del fegato, a seguito dell’intervento chirurgico. Sono stati arruolati 96 pazienti, sui quali sono state compiute valutazioni cliniche ed esami tramite l’elastografia. Il risultato emerso è stato benefico e molto rapido – sottolinea –. Già a distanza di 6-12 mesi dall’intervento è stata osservata una riduzione della steatosi e della fibrosi statisticamente significativa”.
Nuovi medicinali. Altra strada intrapresa per intervenire sulla sindrome metabolica è quella che riguarda il trattamento farmacologico.
“Al momento – commenta la professoressa – è in fase di studio una serie di farmaci, già in uso in ambito diabetologo, ovvero i agonisti del recettore GLP-1, che riducono il peso corporeo e migliorano la steatosi e la steatoepatite, spesso associate alla sindrome metabolica. I farmaci non sono ancora stati autorizzati in Europa e negli Stati Uniti per lo specifico danno epatico ma gli studi sono al termine della fase III. A breve avremo dunque la possibilità di adottare un approccio terapeutico a questa condizione, utilizzando i farmaci già disponibili in ambito diabetologico”.
Foto di Oliver Sjöström su Unsplash
La nuova Piastra 2 del Policlinico Umberto I di Roma si distingue per un ambiente accogliente e moderno, lontano dall’immagine tradizionale di un pronto soccorso caotico. Lo spazio, pensato per i pazienti in attesa di ricovero, è stato inaugurato il 1° aprile dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
L’intervento fa parte di un piano più ampio per migliorare la gestione delle emergenze all’interno del Dipartimento di emergenza-accettazione (Dea) dell’ospedale universitario, grazie a finanziamenti legati al Giubileo. Nei prossimi mesi verranno ristrutturate anche Piastra 1, Piastra 3 e l’Osservazione breve intensiva, con un investimento complessivo di 3,2 milioni di euro.
Secondo Fabrizio d’Alba, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, l’obiettivo è rendere più efficiente il percorso dei pazienti, assegnando aree specifiche a diverse tipologie di casi. Questo approccio mira a ridurre i tempi di attesa, uniformare le procedure e migliorare il lavoro del personale sanitario. Un punto chiave, sottolineato dalla rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, è il potenziamento dell’aspetto umano nelle cure.
Negli ultimi due anni, la Regione Lazio ha destinato 300 milioni di euro agli ospedali del territorio, ai quali si aggiungono risorse provenienti dal PNRR e dal Giubileo. Andrea Urbani, direttore della programmazione regionale, ha evidenziato l’importanza di questi investimenti per il settore sanitario.
Il presidente Rocca ha inoltre evidenziato il miglioramento nella gestione dei tempi d’attesa nei pronto soccorso, passati dal 67% al 96% di rispetto delle tempistiche previste. Per il Policlinico Umberto I sono previste oltre mille nuove assunzioni entro la fine dell’anno, mentre per il 2030 si punta alla costruzione di un nuovo ospedale. Entro fine aprile si attende un primo via libera dall’INAIL sui progetti preliminari.
Tra le priorità indicate da Rocca rientrano la buona spesa e il rispetto della dignità di operatori sanitari e pazienti. Inoltre, sia il presidente che la rettrice Polimeni concordano sull’importanza di includere esperienze nei pronto soccorso o nei Dea all’interno della formazione di tutti gli specializzandi, rendendole obbligatorie.
A cura di Micol Weisz
Tra le prime cause di morte nel mondo, le malattie cardiovascolari costituiscono una minaccia concreta per il 50,1% degli italiani tra i 40 e i 69 anni senza eventi cardiovascolari pregressi. Un numero importante, che arriva a costare 13,4 miliardi ogni anno alla sanità pubblica.
Secondo il Position Paper “Rischio cardio-metabolico in Italia: il ritorno economico di screening della popolazione” realizzato da TEHA Group, screening mirati e campagne di prevenzione sarebbero in grado di prevenire l’80% dei decessi, riducendo il burden sanitario e offrendo un ritorno economico positivo per il SSN.
Presentato a Roma durante l’incontro “La prevenzione cardio-metabolica nei soggetti a rischio medio-alto. Il ritorno economico di un programma di screening della popolazione”, il documento analizza l’impatto economico della prevenzione in ambito cardio-metabolico, determinante in termini di vite salvate e ottimizzazione della spesa pubblica.
L’impatto dei fattori di rischio: prevenire è meglio che curare
Come sottolineato da Claudio Borghi, Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Bologna e Componente del CdA dell’ISS, nel corso dell’incontro, «i fattori di rischio si aggregano nello stesso soggetto, facendo del rischio cardiovascolare una somma di determinanti» per questo, continua «serve una valutazione globale che sia al centro delle strategie di prevenzione».
In effetti, secondo gli ultimi dati del Progetto Cuore dell’ISS, il 98% della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 69 anni presenta almeno un fattore di rischio tra ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, sedentarietà, fumo, eccesso ponderale, scarso consumo di frutta e verdura. Problematiche che, ha spiegato Riccardo Candido, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi e della Federazione Società Diabetologiche Italiane, «sono presenti in cluster» e, come nel caso del diabete, presente nel 60% dei ricoverati per patologie cardiovascolari, «aumentano il rischio di multicronicità».
Rossana Bubbico, Senior Consultant della Practice Healthcare di TEHA Group, ha quindi ribadito l’importanza di un intervento sui fattori di rischio, ad oggi causa di 3 decessi su 4 per quanto riguarda le patologie cardio-metaboliche.
Se le terapie specifiche sono infatti decisamente efficaci e avanzate, in Italia, ha evidenziato Ciro Indolfi, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, manca un piano strategico per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Il ritorno economico della prevenzione cardio-metabolica
Secondo la Senatrice Elena Murelli, intervenuta durante la presentazione, è necessario e possibile un cambio di mentalità a livello istituzionale. In questo senso, il New Economic Governance Framework dell’Unione Europea rappresenta uno strumento prezioso, in quanto promuove investimenti pubblici flessibili in settori prioritari come la sanità pubblica e la prevenzione sanitaria.
Secondo lo studio di TEHA, un piano di prevenzione dei rischi cardio-metabolici a cui aderisse il 40% della popolazione target, garantirebbe un ritorno netto di 0,4-0,8 euro per ogni euro investito. Se anche la percentuale dei partecipanti scendesse allo 0,3%, l’intervento risulterebbe comunque economicamente sostenibile.
Non sembrano quindi esserci dubbi sui vantaggi offerti dalla prevenzione delle malattie cardio-metaboliche, fondamentale a livello economico, sanitario e sociale.
Un nuovo Position Paper e un cortometraggio in tre episodi sono al centro della campagna “Più – Più cura. Più tempo. Più vita.”, promossa dall’azienda biofarmaceutica Takeda Italia, per sensibilizzare sulla esperienza dei pazienti con tumore metastatico del colon-retto. L'iniziativa, patrocinata da importanti associazioni e fondazioni, si propone di far luce su come l'approccio alla cura di questa grave condizione possa essere migliorato attraverso un modello integrato e personalizzato, che vada oltre il semplice trattamento medico.
Per una vita migliore
L’obiettivo è chiaro: più cura, con un approccio che unisca competenze multidisciplinari per affrontare tutte le sfide del paziente; più tempo, garantendo diagnosi precoce e accesso alle terapie più innovative; più vita, aiutando i pazienti a vivere pienamente ogni momento del loro percorso. Un'iniziativa che promuove un approccio integrato che unisce trattamenti medici, supporto psicologico e attenzione alla vita quotidiana. Si guarda al "continuum of care", la continuità di cure. “Approccio ampiamente utilizzato nel tumore del colon-retto, in particolare nel carcinoma metastatico”, ha spiegato Gianluca Masi, Direttore dell’U.O. Oncologia Medica 2 dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.
La seconda causa di morte in Italia
Preceduto solo dal cancro al polmone, il tumore metastatico del colon-retto è la seconda causa di morte in Italia, nonché la terza neoplasia più diffusa al mondo, con un preoccupante aumento fra i giovani. Ma grazie a progressi nella diagnosi e nel trattamento, oggi è possibile offrire a chi ne è colpito nuove speranze e una vita più lunga. Infatti, le ultime stime dicono che l’incidenza nelle popolazioni più anziane è in diminuzione grazie ai programmi di screening.
Una diagnosi precoce che salva la vita
La campagna enfatizza l’importanza della diagnosi precoce e della continuità delle cure per rallentare la progressione della malattia. “A oggi i programmi di screening offerti gratuitamente dal nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nella fascia d’età 50-69 anni, si basano sulla ricerca di sangue occulto nelle feci ogni due anni, e qualora risultasse positivo, il passaggio successivo obbligatorio è la colonscopia – riferisce Tiziana Pia Latiano, Oncologa, Consigliere Nazionale AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica. Si cerca quindi di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di un approccio che non si limiti solo agli aspetti clinici, ma che consideri anche il benessere psicologico e sociale del paziente. Come anche il suo “diritto all’oblio e alla riservatezza della propria malattia”, come sostenuto da Cosimo Finzi, direttore Astraricerche.
Una medicina vicina al paziente
Al centro della campagna Il Patient Council, composto da Associazioni Pazienti, Società Scientifiche e key opinion leader. Da qui è stato elaborato un Position Paper per migliorare l'esperienza di cura dei singoli pazienti, concentrandosi su tre categorie: continuità assistenziale con approccio multidisciplinare e personalizzato, attenzione alla prevenzione, diagnosi precoce e supporto psico-oncologico; sensibilizzazione per il benessere e la qualità della vita. Un passo importante per un cambiamento culturale che possa davvero fare la differenza nella vita di chi affronta la malattia.
A cura di Serena Santoli
Foto di National Cancer Institute su Unsplash
Quali sono i vantaggi delle terapie combinate, che utilizzano due o più principi attivi con meccanismi d’azione diversi? Le evidenze cliniche mostrano sempre più l’importanza di associare diversi farmaci per trattare alcune patologie, con due obiettivi principali: da un lato, colpire più target terapeutici contemporaneamente, dall’altro, massimizzare l’efficacia del trattamento. Il progetto "ComboConnect – Bridging access gaps in combination therapies", realizzato da More Than Access (MTA) in collaborazione con ISPOR Italy-Rome Chapter, ha tracciato un percorso che va dall'analisi delle problematiche alle proposte di soluzione, con il Report presentato a Roma. In Italia, sono oltre 140 le terapie combinate utilizzate in diverse aree terapeutiche, come oncologia, cardiologia, endocrinologia, infettivologia e psichiatria. Negli ultimi anni, le evidenze cliniche hanno sottolineato l'importanza di combinare più principi attivi per il trattamento di determinate patologie, con l'obiettivo di colpire più target terapeutici simultaneamente e ottimizzare l'efficacia del trattamento.
Quali vantaggi per i pazienti in multiterapia

Le terapie combinate possono offrire una maggiore efficacia clinica, ridurre la resistenza, diminuire la tossicità e gli effetti avversi, e migliorare l’aderenza terapeutica, un aspetto cruciale per i pazienti in multiterapia. L'obiettivo di ComboConnect è analizzare il panorama delle terapie combinate coinvolgendo esperti in regolamentazione farmaceutica, legislazione, economia, farmacologia e clinica. Lo scopo è creare consapevolezza e rispondere alle difficoltà di accesso a queste terapie, minimizzando i ritardi e ottimizzando l'accesso alle cure per i pazienti, garantendo la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, soprattutto, la salute dei pazienti.
Tra opportunità e difficoltà
Le terapie combinate rappresentano un’opportunità terapeutica consolidata nella medicina moderna, con benefici moltiplicati per i pazienti. Il progetto ComboConnect coinvolge esperti in regolamentazione, legislazione farmaceutica, pagatori, economisti, farmacisti e clinici, con l'obiettivo di affrontare le difficoltà di accesso a queste terapie, ridurre i rischi di ritardo e ottimizzare l'accesso dei pazienti, garantendo la sostenibilità del SSN e, soprattutto, la salute dei pazienti.
Dario Lidonnici, Founder e Managing Director di MTA, ha evidenziato le criticità sul fronte legislativo, sottolineando che “le difficoltà legate all’immissione in commercio, al rimborso e alla gestione delle terapie combinate”. Lidonnici ha aggiunto che il Report mette in luce la necessità di intervenire in aree specifiche per migliorare le normative e promuovere la collaborazione tra le aziende, dalla fase di sviluppo all'accesso alle terapie combinate.
La collaborazione tra tutti gli attori coinvolti – pazienti, aziende, autorità di regolamentazione e il SSN – sarà cruciale per il successo di questa iniziativa. Il progetto ComboConnect, realizzato con il supporto non condizionante di Astellas, Roche, GSK e Otsuka, rappresenta un primo passo verso la definizione di percorsi condivisi e sostenibili, per garantire un accesso tempestivo a terapie combinate innovative ed efficaci.
Cosa contiene il Report e l’esigenza degli interventi normativi
Il report “ComboConnect – Bridging access gaps in combination therapies”, che analizza le 149 terapie combinate approvate al 30 aprile 2024, di cui 82 selezionate per l'analisi, evidenzia le difficoltà, come l'assenza di procedure chiare per attribuire e riconoscere il valore delle combinazioni. Per superare queste complessità, è necessario un intervento normativo mirato.
Il professor Pier Luigi Canonico, Emerito di farmacologia presso l'Università del Piemonte orientale e già presidente di ISPOR Italy-Rome Chapter, ha suggerito di promuovere linee guida a livello EMA, simili a quelle per le associazioni fisse, per stabilire criteri chiari per la gestione delle combinazioni e ridurre i ritardi e i disallineamenti tra i Paesi europei.
Il professor Claudio Jommi, Ordinario di economia aziendale presso l'Università del Piemonte orientale e presidente eletto di ISPOR Italy-Rome Chapter, ha evidenziato la complessità della definizione del prezzo delle combinazioni. “Occorre considerare le difficoltà nel determinare il valore aggiunto delle diverse componenti di una combinazione. Una possibile soluzione è mantenere il premio di prezzo per il farmaco add-on, considerando che è il principale responsabile dei benefici incrementali, e reintrodurre il pricing ‘indication-based’ Uno sforzo che potrebbe favorire un equilibrio tra sostenibilità e innovazione.
A cura di Serena Santoli

Il countdown è agli sgoccioli, la Digital Cup 2025 è pronta a partire per la sua quarta edizione. Venerdì 28 marzo a Firenze, al Centro Tecnico Federale di Coverciano, andrà in scena l’appuntamento organizzato dalla Nazionale Italiana Comunicazione Digitale. Il programma si aprirà alle ore 14 con un talk sui temi dello sport e del digitale, con importanti ospiti del mondo del calcio, della comunicazione, istituzioni e aziende.
Tra i partecipanti all’iniziativa anche Stefano Ciuoffo, Assessore Regione Toscana a Infrastrutture digitali e Innovazione, le Assessore al Digitale e IA e allo Sport del Comune di Firenze Laura Sparavigna e Letizia Perini, l’ex calciatore Mark Iuliano, lo YouTuber e Content Creator Matteo Colombo – Rohn, il presidente della Nazionale Gamers Fabio Battista, il centravanti della Rondinella Marzocco Alessandro Polo. Ci saranno anche il giornalista di La7 Andrea Pennacchioli, oltre all’attore e conduttore tv Gian Marco Tavani.
Saranno inoltre presenti Saverio Bari, capitano della Nazionale Italiana di Subbuteo, vincitore ai Campionati Europei di Calcio da Tavolo 2023 e Marco Lamberti, CT della Nazionale campione d’Europa, tanti giornalisti, comunicatori, social media manager, esperti di digitale da tutta Italia.
Prima del fischio d’inizio, fissato per le ore 15:00, si terrà già dalle 14 un talk moderato dal telecronista Lorenzo Agostini, sui temi legati alle piattaforme digitali di comunicazione, all’intelligenza artificiale e alla realtà virtuale.
Durante il pre partita a bordo campo, sarà premiata Valentina Baggio con uno Smartphone d’Oro specialedi PA Social per la sua attività nel mondo della comunicazione digitale e per la creazione e la gestione dell’account Instagram di successo @robybaggio_official.
L’iniziativa, come sempre, ha l’obiettivo di fare divulgazione e sensibilizzazione sui temi del digitale e di fare beneficenza, quest’anno si raccolgono fondi per l’associazione Trisomia 21, a sostegno delle persone con sindrome di Down e delle loro famiglie. È già possibile effettuare una donazione al seguente link: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=TBFVPLUV53VAS.
Qui è possibile iscriversi e partecipare gratuitamente al talk e assistere alla gara: https://forms.gle/U4xB1DgZCq5SDuqUA
La partita

Dopo il successo nell’edizione 2024 con la Nazionale Italiana Comici, la Nazionale Italiana Comunicazione Digitale punta a ripetersi e ad alzare nuovamente la coppa al cielo. Nata da un’iniziativa di Associazione PA Social e Fondazione Italia Digitale, la squadra è formata da esperti in comunicazione e informazione digitale, atleti e personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, del giornalismo e della comunicazione attenti e interessati alla diffusione di una matura cultura digitale. A fornire alla Nazionale Italiana Comunicazione Digitale un rinnovato kit da gara completo personalizzato sarà ancora una volta Givova, celebre marchio italiano di abbigliamento sportivo e di accessori per lo sport. L’incontro sarà raccontato live sui social della Nazionale Italiana Comunicazione Digitale e anche attraverso le interviste ai protagonisti della giornata.
I partner

La Digital Cup 2025 è supportata dai partner L’Eco della Stampa, IDCERT, LinkedIn, Binario F, Osservatorio Digitale, dai media partner digitalepopolare.it e Dire.it, dallo sponsor tecnico Givova e può contare sul patrocinio di Città metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, FIGC, Regione Toscana e USSI Toscana.
Francesco Di Costanzo, presidente Nazionale Italiana Comunicazione Digitale: “Anche quest’anno, grazie al sostegno dei partner e di tutte le persone coinvolte nell’iniziativa, siamo pronti a una giornata ricca di emozioni e di racconto di esperienze di professionisti provenienti da settori differenti. Con il talk, cercheremo di raccontare i principali cambiamenti che riguardano il mondo dello sport e del digitale, ad esempio l’AI generativa e il metaverso e le novità delle piattaforme social. In campo, cercheremo di regalare un pomeriggio di divertimento e beneficenza con il pallone”.
Le reti oncologiche regionali rappresentano uno strumento fondamentale per garantire equità di accesso alle cure e omogeneità di trattamento su tutto il territorio nazionale.
A sottolinearlo è Stefania Gori, presidente della Rete Oncologica Pazienti Italia (ROPI), che evidenzia come una rete efficiente possa "assicurare un'omogeneità all'accesso agli screening, alle diagnosi precoci e ai trattamenti, anche innovativi". Gori è intervenuta alla campagna "Più – Più cura. Più tempo. Più vita.", promossa da Takeda Italia, che punta a sensibilizzare sull'esperienza dei pazienti con tumore metastatico del colon-retto attraverso un Position Paper e un cortometraggio. L'iniziativa, patrocinata da importanti associazioni, promuove un modello di cura integrato che va oltre il trattamento medico, abbracciando anche il supporto psicologico e l'attenzione alla vita quotidiana del paziente.
Secondo i monitoraggi periodici condotti dall'Osservatorio di AGENAS, il livello di efficienza delle reti oncologiche regionali è molto variabile: risultano pienamente operative in cinque regioni italiane, mentre in altre sono in fase di consolidamento o necessitano di miglioramenti. "È importante che questa valutazione venga fatta in maniera periodica perché rappresenta uno stimolo per tutte le reti oncologiche regionali", sottolinea Gori.
Un aspetto cruciale è l'uniformità dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), che dovrebbero essere elaborati per tutte le patologie oncologiche in modo omogeneo, superando le attuali difformità sia numeriche che formali. Su questo fronte, ROPI e la Associazione Italiana dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (AIGOM), insieme ad altre associazioni scientifiche, stanno collaborando attivamente con le istituzioni.
L'importanza dell'approccio multidisciplinare è confermata dai dati: come ricorda Gori, "è stato dimostrato che avere un approccio multidisciplinare nella valutazione del singolo paziente aumenta la sopravvivenza".
MSD, nota come Merck negli Stati Uniti e in Canada, ha annunciato la prima presentazione dei risultati dello studio di Fase 3 ZENITH che valuta sotatercept rispetto al placebo in adulti con ipertensione arteriosa polmonare (IAP, Gruppo 1 IP) in classe funzionale (FC) III o IV dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ad alto rischio di mortalità che erano in terapia standard per la IAP in grado di garantire il massimo livello di tollerabilità. Con un follow-up mediano di 10,6 mesi (intervallo, 0,3-26,1), sotatercept ha ridotto il rischio di eventi gravi di morbilità e mortalità (morte per tutte le cause, trapianto polmonare e ospedalizzazione legata al peggioramento della IAP di ≥24 ore) del 76% (HR=0,24 [95% CI, 0,13-0,43]; p<0,0001 [1-sided]) rispetto al placebo.
Dei pazienti trattati con sotatercept, il 17,4% (n=15/86) ha sperimentato uno o più eventi gravi di morbilità e mortalità, rispetto al 54,7% (n=47/86) dei pazienti nel braccio placebo. Il profilo di sicurezza di sotatercept nello studio ZENITH è stato generalmente coerente con quello osservato in studi precedenti.
Questi risultati sono stati oggetto di una presentazione orale alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology ed Expo (ACC 2025) e pubblicati simultaneamente nel New England Journal of Medicine. Questi risultati seguono l'annuncio di MSD nel novembre 2024 relativo all’interruzione anticipata dello studio ZENITH, sulla base della raccomandazione di un comitato indipendente per il monitoraggio dei dati, a seguito di risultati di efficacia straordinari. Ai partecipanti allo studio è stata offerta l'opportunità di ricevere sotatercept attraverso lo studio di estensione in aperto SOTERIA.
“Lo studio ZENITH rappresenta il primo trial clinico sulla IAP con un endpoint primario composto interamente da outcome maggiori – morte per tutte le cause, trapianto polmonare e ospedalizzazione per IAP”, ha dichiarato il Dr. Marc Humbert, Dipartimento di Medicina Respiratoria e Terapia Intensiva dell’Ospedale Bicêtre (AP-HP), Università Paris-Saclay e Unità Inserm 999. “Sotatercept ha avuto un impatto significativo e clinicamente rilevante su questi outcome. Unitamente alle sempre più numerose evidenze provenienti dal programma di sviluppo clinico, questi dati supportano il potenziale di cambiamento della pratica clinica di sotatercept per un ampio target di pazienti con IAP”.
“I risultati impressionanti dello studio ZENITH hanno dimostrato che i pazienti trattati con sotatercept hanno avuto una riduzione del rischio del 76% di morte per tutte le cause, trapianto polmonare e ospedalizzazione per IAP rispetto al placebo, con miglioramenti osservati precocemente nel trattamento e un beneficio crescente durante lo studio», ha dichiarato il Dr. Eliav Barr, vicepresidente senior, responsabile dello sviluppo clinico globale e direttore medico dei Merck Research Laboratories. «Grazie a questi risultati, lo studio ZENITH è diventato il primo trial clinico sulla IAP interrotto anticipatamente grazie alla sua efficacia straordinaria, rappresentando un importante traguardo nella ricerca clinica con buone promesse per la comunità della IAP”.
In questo trial, interrotto anticipatamente grazie all'efficacia straordinaria dimostrata nell'endpoint primario, l'endpoint secondario della sopravvivenza complessiva non ha raggiunto la soglia elevata (p<0,0021) che era necessaria per stabilire la significatività statistica nell'analisi intermedia (HR=0,42 [IC 95%, 0,17-1,07]; p=0,0313). Gli endpoint secondari successivi hanno mostrato miglioramenti numerici nel braccio sotatercept, ma non sono stati testati formalmente a causa della strategia di test gerarchica predefinita.
ZENITH è il secondo studio di Fase 3 di sotatercept che dimostra efficacia negli adulti con IAP. Il primo è stato il trial di Fase 3 STELLAR, precedentemente presentato all’ACC 2023. I risultati del trial ZENITH saranno condivisi con le autorità regolatorie di tutto il mondo. Sotatercept è attualmente approvato in oltre 40 paesi sulla base dei risultati dello studio STELLAR.
MSD ha annunciato a gennaio 2025 che lo studio di Fase 3 HYPERION, che valuta sotatercept in aggiunta alla terapia standard per la IAP in pazienti appena diagnosticati con IAP di CF II o III a rischio intermedio o alto di progressione della malattia, è stato interrotto anticipatamente e passato direttamente all'analisi finale. La decisione di interrompere lo studio HYPERION prima del completamento previsto e di offrire ai pazienti l'opportunità di ricevere sotatercept attraverso lo studio di estensione aperta SOTERIA si basava sui risultati positivi dell'analisi intermedia dello studio ZENITH e su una revisione della totalità dei dati finora raccolti dal programma clinico di sotatercept. I risultati dello studio HYPERION saranno disponibili entro la fine di quest'anno e presentati a un futuro congresso medico.
Disegno dello studio e dati aggiuntivi dallo studio ZENITH
Lo studio ZENITH (NCT04896008) è uno studio pivotale di fase 3, multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo che valuta sotatercept rispetto a placebo per il trattamento di pazienti adulti con IAP (ipertensione arteriosa polmonare) di classe funzionale III o IV secondo l'OMS, ad alto rischio di mortalità, che erano in terapia standard per IAP in grado di garantire la massima tollerabilità. Il principale parametro di esito era il tempo fino al primo evento confermato di morbidità o mortalità, con eventi definiti come morte per tutte le cause, trapianto di polmone o ospedalizzazione di durata ≥ 24 ore per peggioramento della IAP. I parametri secondari di esito includono la sopravvivenza globale, la sopravvivenza senza trapianto e diversi ulteriori parametri.
Lo studio ha arruolato 172 partecipanti in trattamento con la terapia standard per IAP in grado di garantire la massima tollerabilità, che sono stati randomizzati in un rapporto 1:1 per ricevere sotatercept (n=86) una volta ogni 3 settimane a una dose di 0,3 mg/kg alla visita 1 e a una dose di 0,7 mg/kg in seguito, oppure placebo (n=86). Le caratteristiche della popolazione dello studio erano: età media [±SD] di 54,4 ± 14,3 anni; 87% bianchi; e 77% femmine. In totale, 124 dei pazienti randomizzati (72,1%) stavano ricevendo una triplice terapia e 48 pazienti (27,9%) stavano ricevendo una duplice terapia; 102 pazienti (59,3%) stavano ricevendo una terapia di infusione di prostaciclina. Inoltre, il 25,6% dei pazienti nel gruppo sotatercept e il 30,2% nel gruppo placebo presentavano IAP associata a malattie del tessuto connettivo. Le caratteristiche demografiche e basali erano simili tra i gruppi sotatercept e placebo.
Quando esaminati come esiti autonomi, ciascun componente del endpoint primario era coerente con l'effetto complessivo del trattamento. Ci sono stati sette decessi nel gruppo sotatercept (8,1%) rispetto a 13 nel gruppo placebo (15,1%); il trapianto di polmone si è verificato in un paziente trattato con sotatercept (1,2%) rispetto a sei pazienti trattati con placebo (7,0%); e le ospedalizzazioni per IAP si sono verificate in otto pazienti nel gruppo sotatercept (9,0%) rispetto a 43 pazienti nel gruppo placebo (50,0%). I singoli pazienti potevano sperimentare uno o più componenti.
Il profilo di sicurezza di sotatercept è stato generalmente coerente con quello osservato in studi precedenti. Nello studio ZENITH, nessun paziente trattato con sotatercept ha interrotto il trattamento a causa di un evento avverso. Eventi avversi gravi si sono verificati nel 53,5% dei pazienti trattati con sotatercept rispetto al 64,0% nel gruppo placebo. Eventi avversi correlati al trattamento (TRAEs) si sono verificati nel 65,1% dei pazienti che hanno ricevuto sotatercept rispetto al 32,6% dei pazienti che hanno ricevuto placebo e TRAEs gravi sono stati osservati, rispettivamente, nel 3,5% rispetto al 2,3% dei pazienti. Eventi emorragici si sono verificati nel 62,8% dei pazienti trattati con sotatercept rispetto al 34,9% trattati con placebo (principalmente epistassi non grave e sanguinamento gengivale). C'è stata una differenza dell'1,1% nel rischio di eventi emorragici gravi (5,8% rispetto al 4,7%, rispettivamente), che erano simili tra i gruppi di trattamento. Eventi avversi che hanno portato alla morte si sono verificati in cinque pazienti (5,8%) nel gruppo di trattamento sotatercept e in 12 pazienti (14,0%) nel gruppo placebo. Eventi avversi che si sono verificati più frequentemente con sotatercept rispetto al placebo includevano telangectasia cutanea (25,6% rispetto al 3,5%), aumento dell’emoglobina (12,8% rispetto all'1,2%) e trombocitopenia (14% rispetto all'8,1%).
A tutti i partecipanti che hanno completato lo studio ZENITH è stata data la possibilità di ricevere sotatercept come parte dello studio di estensione a lungo termine in aperto, SOTERIA (NCT04796337), in conformità con i criteri di idoneità del trial.
Informazioni su sotatercept per iniezione, per uso sottocutaneo, 45 mg, 60 mg
Sotatercept è approvato dalla FDA per il trattamento degli adulti con ipertensione arteriosa polmonare (IAP, Gruppo 1 OMS) per aumentare la capacità di esercizio, migliorare la classe funzionale (CF) dell'OMS e ridurre il rischio di eventi di peggioramento clinico. Sotatercept è la prima terapia inibitore del segnale dell'attivina approvata per il trattamento della IAP. Sotatercept migliora l'equilibrio tra il segnale pro-proliferativo e quello anti-proliferativo per modulare la proliferazione vascolare. In modelli preclinici, sotatercept ha indotto cambiamenti cellulari associati a pareti vascolari più sottili, parziale inversione del rimodellamento ventricolare destro e miglioramento dell’emodinamica. Sotatercept è oggetto di un accordo di licenza con Bristol Myers Squibb.
Informazioni sull'Ipertensione Arteriosa Polmonare (IAP)
L'Ipertensione Arteriosa Polmonare (IAP) è una malattia rara dei vasi sanguigni, progressiva e ad alto rischio di mortalità, caratterizzata dalla costrizione delle piccole arterie polmonari e da un'elevata pressione sanguigna nella circolazione polmonare. Si stima che circa 40.000 persone negli Stati Uniti siano affette da IAP. La IAP provoca uno sforzo significativo sul cuore, portando ad una limitazione dell’attività fisica, insufficienza cardiaca e ridotta aspettativa di vita. Il tasso di mortalità a 5 anni per i pazienti con IAP è di circa il 43%.
MSD ITALIA
MSD, nota negli Stati Uniti e in Canada come Merck & Co., è un’azienda biofarmaceutica multinazionale, leader mondiale nel settore delle Life Sciences. Usiamo il potere della scienza all'avanguardia per salvare e migliorare Vite in tutto il mondo e, da oltre 130 anni, portiamo speranza all'umanità attraverso lo sviluppo di importanti farmaci e vaccini. Aspiriamo a essere la prima azienda biofarmaceutica ad alta intensità di ricerca al mondo e oggi siamo in prima linea nella Ricerca per offrire soluzioni di salute innovative a supporto della prevenzione e del trattamento di malattie nelle persone e negli animali. Promuoviamo a livello globale un contesto lavorativo equo e inclusivo e operiamo ogni giorno in modo responsabile per consentire un futuro sicuro, sostenibile e sano per tutte le Persone e le comunità.

