"Per potersi incontrare, bisogna volersi cercare": è questo il filo conduttore che guida Ruggero Rollini nel nuovo format digitale promosso da Takeda Italia, un vero e proprio viaggio alla scoperta della quotidianità delle persone che convivono con angioedema ereditario (HAE), una malattia genetica rara e spesso invisibile. Il progetto, dal titolo "Angioedema Real Life", è il seguito della campagna di sensibilizzazione “Destinazione Posso”, e si propone di portare alla luce il patient journey attraverso testimonianze, dati clinici, e riflessioni condivise.
L’angioedema ereditario colpisce circa una persona su 50.000, con sintomi che si manifestano già in età pediatrica o adolescenziale attraverso gonfiori ricorrenti e dolorosi che possono interessare pelle, mani, piedi, volto, apparato gastrointestinale e vie aeree. La diagnosi è spesso tardiva, con ritardi anche di 8-10 anni, perché i sintomi vengono facilmente confusi con allergie o disturbi gastrointestinali.
Il format si avvale del sostegno della rete ITACA (Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema), della Associazione A.A.E.E. e del patrocinio di numerose società scientifiche. L’obiettivo è chiaro: accendere i riflettori su una patologia rara, ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata, e promuovere un cambio culturale nella diagnosi precoce e nella gestione integrata.
“La prima missione della sanità pubblica è la prevenzione – osserva l’On. Girelli – ma quando parliamo d’Europa, dovremmo pensare a un’Europa della salute, dove le associazioni possano pretendere risposte concrete su patologie come questa.”
Il Registro ITACA, che oggi raccoglie i dati di oltre 1.000 pazienti, è un esempio virtuoso di integrazione digitale nella gestione delle malattie rare. Recentemente è stato anche lanciato un aggiornamento tramite App, che consente ai pazienti di monitorare in tempo reale attacchi, sintomi e andamento clinico, contribuendo a una presa in carico sempre più personalizzata.
“Per accelerare la diagnosi serve un approccio multidisciplinare – spiega il Prof. Mauro Cancian, Presidente ITACA – La nostra rete comprende oggi 26 centri accreditati sul territorio nazionale, in grado di assicurare continuità e qualità dell’assistenza ovunque si trovino i pazienti. A breve apriremo un nuovo centro e abbiamo unificato le analisi genetiche per garantire standard elevati.”
“Convivere con l’angioedema ereditario – racconta Pietro Mantovano, Presidente A.A.E.E. – significa fare i conti con ansia, incertezza e limitazioni nella vita quotidiana. Tuttavia, grazie ai progressi terapeutici e al lavoro dei centri ITACA, oggi è possibile prevenire molti attacchi e migliorare radicalmente la qualità di vita.”
Le nuove terapie permettono infatti non solo di affrontare gli attacchi acuti, ma di impostare strategie di profilassi a lungo termine che consentono una gestione più serena della malattia. Tuttavia, permangono criticità da affrontare: diagnosi ancora tardive, accesso ineguale ai farmaci tra le regioni e scarsa diffusione delle informazioni anche tra i professionisti sanitari. “Con Angioedema Real Life – commenta Laura Nocerino, Rare Business Unit Head di Takeda Italia – vogliamo restituire visibilità a un vissuto complesso e troppo spesso invisibile. È necessario unire linguaggi, competenze e soluzioni per trasformare le conoscenze in azioni concrete. Non si tratta solo di terapie innovative, ma di contribuire alla costruzione di un sistema in grado di garantire ai pazienti prospettive reali, personalizzate e inclusive.”L’angioedema ereditario, come molte malattie rare, è una sfida sanitaria, sociale e culturale. Ma raccontarlo attraverso la voce diretta dei pazienti, dei clinici e delle associazioni, significa umanizzare la malattia, rompere l’isolamento e avvicinare cure e consapevolezza. Perché ogni viaggio comincia con un incontro. E ogni incontro con una ricerca reciproca”.
A cura di Serena Santoli
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A quasi un anno dalla pubblicazione delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulla cessazione del fumo e in vista della Giornata Mondiale senza Tabacco del 31 maggio, l'Osservatorio della Riduzione del Rischio in Medicina (MOHRE) torna a sollevare preoccupazioni sulla mancata inclusione di strategie di riduzione del danno nelle politiche globali antifumo. Una critica che arriva in un momento particolare, mentre gli Stati Uniti hanno cancellato l'ufficio per il fumo e la salute dei CDC.
Le nuove linee guida OMS, pubblicate nel luglio 2024, pur fornendo raccomandazioni valide sul supporto comportamentale e farmacologico per smettere di fumare, trascurano completamente il ruolo potenziale dei prodotti a rischio ridotto, come le sigarette elettroniche, nonostante le recenti revisioni Cochrane che ne hanno valutato l'efficacia tra il 2022 e il 2024.
"È paradossale che l'OMS citi selettivamente numerose revisioni Cochrane fino al 2023 come base per le proprie raccomandazioni, ma ignori completamente quelle relative alle sigarette elettroniche pubblicate nello stesso periodo", ha dichiarato Fabio Beatrice, Direttore del board scientifico dell'Osservatorio MOHRE. "Questa omissione rappresenta una grave mancanza di completezza scientifica, considerando che la stessa OMS riconosce la nicotina come il farmaco più efficace per la cessazione."
Il documento dell'OMS conferma l'efficacia della terapia sostitutiva della nicotina (NRT), vareniclina, bupropione e citisina come opzioni farmacologiche, ma secondo MOHRE non affronta la questione fondamentale della differenza tra combustione e dipendenza, né considera alternative moderne di somministrazione della nicotina che potrebbero essere più accettabili per i fumatori.
L'Osservatorio sottolinea come, in un contesto dove oltre il 60% degli 1,25 miliardi di consumatori di tabacco mondiale desidera smettere ma il 70% non ha accesso a servizi adeguati, ignorare approcci pragmatici di riduzione del danno rappresenti un'opportunità mancata per la salute pubblica globale.
Di fronte a questa situazione, MOHRE ha lanciato una proposta innovativa: trasformare il No Tobacco Day nell'intero mese di maggio, creando il "No Tobacco May", sul modello di quanto già avviene nei paesi anglosassoni con il "Sober October" per la sensibilizzazione sui consumi di alcol. Un'iniziativa che permetterebbe di amplificare l'impatto delle campagne antifumo e di sensibilizzare più efficacemente l'opinione pubblica.
Le linee guida OMS, pur proponendo interventi comportamentali intensivi individuali o di gruppo, presentano secondo l'Osservatorio soluzioni difficilmente implementabili su larga scala, specialmente nei paesi a basso e medio reddito dove le risorse sanitarie sono particolarmente limitate.
"Queste raccomandazioni sembrano già obsolete rispetto allo stato attuale delle conoscenze scientifiche", ha dichiarato Johann Rossi Mason, Direttore del MOHRE. "L'approccio dell'OMS rimane ancorato a un paradigma binario - o smetti completamente o continui a fumare - ignorando le possibilità offerte dalla riduzione del rischio, che rappresenta una terza via pragmatica e scientificamente fondata."
Tra le raccomandazioni dell'OMS più rilevanti per la pratica clinica quotidiana, spicca quella relativa ai consigli brevi, che dovrebbero durare tra 30 secondi e 3 minuti per incontro ed essere forniti costantemente dagli operatori sanitari come pratica di routine a tutti i consumatori di tabacco che accedono a qualsiasi struttura sanitaria.
Particolarmente significativa è la raccomandazione al punto 10, secondo cui tutte le strutture sanitarie dovrebbero includere lo stato di consumo di tabacco e l'uso di interventi per la cessazione del fumo nelle cartelle cliniche, comprese quelle elettroniche, per facilitare l'interazione tra operatori sanitari e pazienti fumatori e aumentare l'adozione di trattamenti basati sulle evidenze scientifiche.
L'OMS raccomanda inoltre, al punto 11, la formazione di tutti gli operatori sanitari sulla fornitura di interventi di cessazione basati sulle prove, con sollecitazioni e feedback continui, da integrare nelle pratiche mediche di routine a tutti i livelli delle strutture sanitarie.
Nonostante riconosca il valore di queste indicazioni operative, l'Osservatorio MOHRE invita l'OMS a riconsiderare il proprio approccio e a includere nelle future linee guida tutte le evidenze scientifiche disponibili, comprese quelle relative ai prodotti a rischio ridotto, per offrire ai fumatori che non riescono a smettere completamente una gamma più ampia di opzioni efficaci.
Una posizione che riflette il crescente dibattito internazionale sulle strategie più efficaci per contrastare il tabagismo, in un momento in cui la comunità scientifica è chiamata a confrontarsi con nuove evidenze e approcci innovativi nella lotta contro una delle principali cause di morte prevenibile al mondo.
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L'Italia si prepara a diventare un modello internazionale nella lotta contro l'obesità e le patologie cardiometaboliche. La Società Italiana dell'Obesità (SIO) ha accolto con entusiasmo la proposta della Rete Italiana Obesità, presentata ieri a Bergamo dal Vicepremier Antonio Tajani insieme all'onorevole Stefano Benigni, confermando la propria disponibilità a contribuire attivamente allo sviluppo di questa iniziativa strategica per la sanità pubblica nazionale.
"La SIO è pronta a lavorare con il Governo, il Parlamento, le Regioni e tutti gli attori del sistema salute per costruire un approccio integrato, scientificamente fondato e sostenibile alla prevenzione e alla cura dell'obesità e delle sue molteplici complicanze, a partire dalle patologie cardiometaboliche", ha dichiarato il Professor Rocco Barazzoni, Presidente della SIO, sottolineando l'importanza strategica di questa collaborazione istituzionale.
La società scientifica, che da oltre trent'anni rappresenta il punto di riferimento nazionale per la ricerca e la clinica dell'obesità, evidenzia come sia fondamentale un approccio multidisciplinare per affrontare efficacemente questa emergenza sanitaria. L'obesità, infatti, richiede il coinvolgimento coordinato di diverse figure professionali: medici, dietisti, psicologi e tutti gli operatori sanitari, che devono lavorare fianco a fianco con i pazienti e le loro associazioni.
Il progetto della Rete Italiana Obesità punta inoltre a promuovere iniziative educazionali che coinvolgano attivamente farmacisti, scuole ed enti locali, creando una vera e propria rete territoriale di prevenzione e cura. "La Rete Italiana Obesità rappresenta un'importante opportunità per fare dell'Italia un modello internazionale di sanità pubblica integrata e centrata sul paziente", ha proseguito Barazzoni, delineando una visione ambiziosa per il futuro della sanità italiana.
L'obiettivo è quello di "costruire una piattaforma nazionale che parta dai dati, promuova l'accesso equo alle cure e garantisca un reale impatto sulla salute, la qualità di vita e sui costi sanitari". Una strategia che mira a trasformare radicalmente l'approccio italiano alle patologie metaboliche, rendendolo più efficiente ed equo su tutto il territorio nazionale.
Secondo la SIO, risulta urgente affrontare obesità e patologie correlate utilizzando strumenti aggiornati e scientificamente validati. La società scientifica pone l'accento sulla necessità di favorire l'adozione di stili di vita sani, garantire la diagnosi precoce e assicurare l'accesso tempestivo a tutte le terapie appropriate. Particolare attenzione viene data alla formazione e all'aggiornamento continuo dei professionisti sanitari, aspetto cruciale in un momento caratterizzato da grandi innovazioni nel settore.
La sfida che l'Italia si prepara ad affrontare è di portata mondiale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti definito l'obesità come una delle più gravi pandemie emergenti a livello globale, rendendo ancora più significativo l'impegno del nostro Paese nel sviluppare un modello di intervento all'avanguardia.
"Siamo pronti a mettere a disposizione della Rete Italiana Obesità tutte le competenze scientifiche e cliniche della nostra comunità, con l'obiettivo di portare l'Italia in prima linea nella risposta a una sfida gigantesca", ha concluso il Presidente Barazzoni, confermando la totale disponibilità della SIO a contribuire concretamente al successo di questa iniziativa nazionale.
L'annuncio della Rete Italiana Obesità rappresenta quindi un passo fondamentale verso la costruzione di un sistema sanitario più integrato ed efficace, capace di rispondere alle crescenti esigenze dei pazienti affetti da obesità e patologie correlate, trasformando l'Italia in un punto di riferimento internazionale per la lotta a questa emergenza sanitaria globale.
Importanti sviluppi nella lotta contro l'ipertensione arteriosa polmonare (IAP) sono emersi dalla Conferenza Internazionale della American Thoracic Society (ATS), tenutasi a San Francisco dal 16 al 21 maggio. MSD, multinazionale biofarmaceutica conosciuta come Merck negli Stati Uniti e nel Canada, ha presentato nove studi clinici che dimostrano l'efficacia di sotatercept, una terapia innovativa per questa malattia rara ma letale.
I risultati più significativi riguardano la riduzione drammatica degli eventi gravi di morbilità e mortalità. Dei pazienti trattati con sotatercept, solo il 17,4% (15 su 86) ha sperimentato uno o più eventi gravi, una percentuale che scende vertiginosamente rispetto al 54,7% (47 su 86) registrato nel gruppo placebo. Questo dato rappresenta una riduzione di oltre il 70% del rischio, un risultato che potrebbe rivoluzionare l'approccio terapeutico a questa patologia.
Una nuova classe di farmaci
Sotatercept rappresenta una svolta terapeutica come prima terapia approvata dalla FDA che agisce come inibitore del segnale dell'attivina per il trattamento della IAP. Il farmaco, disponibile in iniezioni sottocutanee da 45 mg e 60 mg, migliora l'equilibrio tra i segnali pro-proliferativi e anti-proliferativi, modulando la proliferazione vascolare che caratterizza questa malattia.
"I risultati di questa analisi aggregata si aggiungono alle numerose evidenze sul valore di sotatercept", ha dichiarato il Dr. Eliav Barr, vicepresidente senior responsabile dello sviluppo clinico globale di Merck Research Laboratories. "Rimaniamo fiduciosi nel potenziale a lungo termine di sotatercept per i pazienti con IAP".
L'analisi più completa mai condotta
I dati presentati derivano dall'analisi aggregata dei partecipanti che hanno completato gli studi PULSAR, SPECTRA o STELLAR e che hanno proseguito nello studio di estensione SOTERIA, attualmente in corso per valutare sicurezza a lungo termine, tollerabilità ed efficacia del farmaco. Questa rappresenta la più grande analisi di sotatercept condotta finora, offrendo una panoramica completa dell'efficacia terapeutica.
Negli studi preclinici, sotatercept ha dimostrato di indurre cambiamenti cellulari associati a pareti vascolari più sottili, una parziale inversione del rimodellamento ventricolare destro e un miglioramento dell'emodinamica polmonare.
Una malattia devastante
L'ipertensione arteriosa polmonare è una malattia rara dei vasi sanguigni, progressiva e ad alto rischio di mortalità, caratterizzata dalla costrizione delle piccole arterie polmonari e da un'elevata pressione sanguigna nella circolazione polmonare. Negli Stati Uniti colpisce circa 40.000 persone, ma la sua natura aggressiva la rende particolarmente insidiosa.
La patologia progredisce rapidamente, provocando uno sforzo significativo sul cuore che porta a limitazione dell'attività fisica, insufficienza cardiaca e ridotta aspettativa di vita. Il dato più allarmante è il tasso di mortalità a cinque anni, che raggiunge il 43% dei pazienti diagnosticati.
Il farmaco è approvato dalla FDA per il trattamento degli adulti con IAP del Gruppo 1 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, con l'obiettivo di aumentare la capacità di esercizio, migliorare la classe funzionale e ridurre il rischio di eventi di peggioramento clinico. Sotatercept è oggetto di un accordo di licenza con Bristol Myers Squibb.
MSD, che da oltre 130 anni opera nel settore delle Life Sciences, continua la sua missione di utilizzare il potere della scienza per salvare e migliorare vite in tutto il mondo, posizionandosi come leader mondiale nella ricerca biofarmaceutica ad alta intensità.
Per maggiori informazioni, visitare i siti:
L’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda (Verona) segna un nuovo traguardo nella chirurgia urologica robotica: sotto la guida del Dott. Gaetano Grosso - direttore dell’Unità Operativa di Urologia - è stata eseguita con successo la prima casistica nel Triveneto di nefrectomia parziale e prostatectomia radicale utilizzando il sistema robotico Da Vinci Single Port, la piattaforma tecnologica più innovativa attualmente disponibile per la chirurgia mininvasiva.
Si tratta di una serie di interventi eseguiti su pazienti affetti da tumori prostatici e renali - complessivamente 15 di cui 9 per tumore alla prostata e 6 per tumore al rene - nei quali l’equipe ha potuto operare attraverso una singola incisione di circa 2,5cm, generalmente a livello sotto-ombelicale, garantendo minor dolore post-operatorio, tempi di degenza più brevi e un rapido ritorno alla quotidianità, con risultati oncologici e funzionali eccellenti.
Il nome Single port della nuova piattaforma robotica sta ad indicare la rilevante novità di limitare il numero degli accessi al paziente, passando da una media di 4/7 (multi-port) a uno singolo (single-port) grazie all’unico braccio robotico che incorpora una telecamera 3D ad alta definizione - endoscopio flessibile che restituisce immagini per ottenere una visione completa delle strutture anatomiche durante l’intervento - e tre strumenti articolati. Fino ad ora, infatti, la chirurgia robotica si è strutturata sfruttando diversi punti d’accesso da cui far passare le braccia chirurgiche del robot, lo strumento ottico e gli strumenti degli assistenti al tavolo chirurgico. Questo nuovo approccio dunque è particolarmente indicato per interventi in spazi anatomici ristretti, come ad esempio quelli del distretto urologico, e offre vantaggi in termini di minore trauma tissutale e migliore resa estetica.
“Grazie all’utilizzo di questa tecnologia particolarmente avanzata – dichiara il Dotto Gaetano Grosso – abbiamo la possibilità di intervenire con estrema precisione, riducendo al minimo l’invasività e dunque migliorando ulteriormente sia la presa in carico dei pazienti che i risultati degli interventi limitando il rischio di complicanze post-operatorie. L’impiego del Single Port – prosegue Grosso - rappresenta una vera rivoluzione tecnologica e siamo particolarmente orgogliosi che l’Ospedale Pederzoli sia tra i centri pionieri in Italia e il primo in Veneto ad applicare questa tecnologia in ambito urologico.”
Nei prossimi giorni l’innovativa piattaforma robotica sarà utilizzata all’Ospedale Pederzoli oltre che in urologia anche ad altre specialità che oggi sfruttano marginalmente i benefici della chirurgia robotica tradizionale.
L’esperienza maturata al Pederzoli sarà oggetto di pubblicazioni scientifiche e di presentazioni nei più importanti congressi di chirurgia robotica a livello nazionale e internazionale.
Con un terzo degli italiani che entro il 2050 avrà più di 65 anni, ripensare il modello di sviluppo economico e sociale dominante è imperativo per l'Italia. Questo il punto di partenza della prima edizione di "FUTURE – Economia, Longevità e Salute", evento organizzato il 12 maggio da Pfizer a Roma e occasione di confronto tra esponenti del mondo politico, accademico e industriale rispetto al futuro demografico del Paese.
Ad aprire l'evento lo scrittore Alessandro Baricco, che ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla malattia e alla vecchiaia, da coltivare fin da giovani per arrivare preparati a una «venticinquesima ora» diversa per ognuno. Un messaggio che invita al cambio di prospettiva culturale evidentemente necessario per affrontare le trasformazioni demografiche in atto.
I dati presentati delineano infatti uno scenario in rapida evoluzione: la speranza di vita in Italia nel 2024 ha raggiunto gli 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne, facendo del nostro Paese il secondo più longevo al mondo, ma non quello in cui si invecchia meglio. E se gli over 65 rappresentano già il 24,7% della popolazione (14,5 milioni di persone), la loro incidenza è destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni.
Il prezzo della longevità
Cosa significa sul piano pratico? Una delle sfide più significative riguarda il rapporto tra popolazione attiva e non attiva, che passerà dall'attuale 3:2 a un preoccupante 1:1 entro il 2050. Nonostante le persone di età superiore ai 65 anni rappresentino circa un quarto della popolazione, assorbono quasi il 60% della spesa sanitaria nazionale, a causa di un incremento significativo dei tassi di cronicità e comorbidità nelle fasce di età avanzata.
«La longevità rappresenta una trasformazione profonda e irreversibile della nostra società, che impone una nuova visione delle politiche sanitarie, economiche e sociali», ha ricordato Daniela Bianco, Partner The European House – Ambrosetti e Responsabile Healthcare Practice, TEHA Group. «Costruire una società longeva in buona salute è indispensabile per non avere squilibri economici insostenibili nel tempo per l'intero sistema economico e sociale del Paese. Per questo serve un cambio di paradigma che metta l'interconnessione tra salute, economia e demografia al centro dell'agenda pubblica, aumentando gli investimenti in prevenzione e innovazione».
Concorde è il parere di Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo cui «l’invecchiamento della popolazione impone una revisione dell’equilibrio tra economia, salute e longevità, trattandosi di una sfida strutturale con impatti significativi su Sistema Sanitario Nazionale, welfare e crescita. L’Italia, per caratteristiche demografiche e sociali, è un laboratorio avanzato di questa transizione».
Prevenzione e consapevolezza per un SSN più efficiente
«L'attuale scenario sociodemografico impone una crescente attenzione al tema della prevenzione da parte delle istituzioni e della politica», ha sottolineato il Sottosegretario al Ministero della Salute Marcello Gemmato. «Come Governo e Ministero della Salute vogliamo investire maggiormente in prevenzione e promuovere una più ampia consapevolezza tra i cittadini, affinché possano prevenire il conclamarsi di malattie, così da garantire migliori esiti di salute e allo stesso tempo salvaguardare la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».
La promozione di stili di vita sani, gli screening e l’immunizzazione permettono di migliorare la qualità della vita degli anziani, riducendo la pressione sul sistema sanitario di un Paese in cui ad oggi, spiega il Sottosegretario, «solo il 5% della spesa sanitaria è destinato alla prevenzione».
Verso un modello sostenibile
Di fronte a una transizione demografica senza precedenti, l’Italia è chiamata a ridefinire profondamente il proprio modello di sviluppo. La longevità non è più conquista individuale, ma sfida collettiva in termini di salute, economia e coesione sociale. Dalle politiche pubbliche agli investimenti in prevenzione, dalla promozione della consapevolezza alla riforma del welfare, la prima edizione di FUTURE ha ribadito la necessità di un approccio sistemico e integrato, ma soprattutto sostenibile nel breve e nel lungo periodo, che valorizzi la qualità della “venticinquesima ora”.
A cura di Micol Weisz
Ha preso il via lunedì 5 maggio la prima edizione di Sanidays, evento diffuso che fino all'11 maggio offrirà ai cittadini di Roma e del Lazio centinaia di opportunità gratuite per prendersi cura della propria salute.
Il progetto, pensato da Scai Comunicazione e realizzato con il supporto di Roma Capitale, propone un calendario fitto di appuntamenti: screening medici, conferenze, workshop e attività sportive distribuite in tutta la città, con due eventi speciali anche a Viterbo e Civita Castellana.
Presentata lo scorso 28 aprile a Palazzo Valentini, la manifestazione ha ricevuto il patrocinio di numerose istituzioni, tra cui Croce Rossa Italiana, Ordine dei Medici di Roma, Università Campus Bio-Medico e Parlamento Europeo, a testimonianza dell'importanza strategica attribuita all'iniziativa.
UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE
Sanidays si concentra su sei aree tematiche: prevenzione, innovazione tecnologica, longevità, alimentazione, salute mentale e rapporto tra ambiente e benessere. Un approccio trasversale che mira a coinvolgere tutte le fasce della popolazione.
Lorenzo Marinone, incaricato del Sindaco alle Politiche Giovanili, ha evidenziato, durante la conferenza stampa di presentazione, l'importanza di coinvolgere i più giovani in iniziative di prevenzione e rispetto a temi, spesso stigmatizzati, come la salute mentale.
GLI EVENTI DA NON PERDERE
Tra le iniziative più attese della settimana, spicca il ciclo di incontri "Salotto", ospitato dall'Università degli Studi Link dal 6 al 9 maggio, che vedrà alternarsi esperti e divulgatori scientifici in dialoghi aperti con il pubblico.
Numerosi gli enti che hanno aderito alla rete di collaborazioni: ManagerItalia, YOURgroup, Fasdac, PA Social, Fondazione Alberto Sordi e Associazione Farmaceutici Industria, per citarne alcuni. Ogni partner ha contribuito con proposte specifiche, creando un mosaico di interventi capaci di rispondere alle diverse esigenze della cittadinanza.
UNO SGUARDO AL FUTURO
Il format diffuso sul territorio rappresenta una novità nel panorama degli eventi dedicati alla salute. L'esperimento di estensione a Viterbo prelude già alla volontà degli organizzatori di espandere ulteriormente il raggio d'azione nelle prossime edizioni, con l'obiettivo di coinvolgere tutti i principali centri del Lazio: la scommessa è quella di trasformare un evento in una prassi consolidata, dove la cura della salute diventi parte integrante della vita quotidiana dei cittadini.
A cura di Micol Weisz
Quasi due terzi dei neonati italiani con labiopalatoschisi hanno ricevuto cure specialistiche presso uno dei centri della Rete Smile House nel 2023. Un risultato importante, celebrato insieme a molti altri durante la cerimonia del 7 maggio per i 25 anni di Smile House Fondazione ets, a cui si deve la creazione di un sistema assistenziale senza precedenti in Italia per il trattamento delle malformazioni cranio-maxillo-facciali.
"In questi 25 anni abbiamo costruito una comunità di cura che mette al centro il paziente e la sua famiglia," ha dichiarato durante la celebrazione tenutasi presso la Camera dei Deputati, Domenico Scopelliti, Fondatore e Vicepresidente della Smile House Fondazione ets. "Il nostro obiettivo è rafforzare la rete, investire nella formazione e nella ricerca, migliorare l'integrazione tra i centri e continuare a contrastare la migrazione sanitaria. Ogni paziente merita di essere curato vicino a casa, con professionalità e competenza fino al termine della crescita."
Fondata nel 2000, l'organizzazione ha prestato assistenza a oltre centomila pazienti, grazie all’attività congiunta degli otto centri presenti sul territorio italiano e del personale volontario nelle missioni internazionali. La Rete Smile House è composta da quattro poli chirurgici principali situati a Roma, Vicenza, Pisa e Monza, supportati da quattro centri ambulatoriali a Cagliari, Taranto, Ancona e Catania, realizzati grazie a collaborazioni strategiche con strutture del sistema sanitario pubblico.
Una rete efficiente e diffusa da “ampliare e rendere sempre più accessibile, con il sostegno di chi crede in una sanità innovativa e vicina alle persone” ha commentato Stefano Zapponini, Presidente della Smile House Fondazione ets.
Tra i rappresentanti delle istituzioni presenti, l'onorevole Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha sottolineato l’importanza “di un impegno che si fa responsabilità sociale e azione concreta verso chi ha più bisogno”.
La Fondazione opera nel quadro di un Piano d’Intesa con il Ministero della Salute, avviato nel 2008 e rinnovato nel 2022, che delinea le modalità per offrire un percorso di assistenza completo e promuovere l'avanzamento della ricerca scientifica nel campo.
Il “modello virtuoso”, come è stato definito dalla dottoressa Marina Elvira Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, si è esteso oltre i confini nazionali, con programmi già operativi in India, Pakistan e Colombia. L'organizzazione accoglie inoltre nei suoi centri italiani pazienti provenienti da nazioni in cui mancano le risorse necessarie per accedere a trattamenti adeguati e partecipa attivamente a missioni umanitarie internazionali, come quelle realizzate a bordo della Nave Cavour.
Non solo la celebrazione di una data simbolica, quindi, ma il punto sui traguardi di Smile House e il rinnovo di un impegno decennale dall’impatto decisivo per migliaia di famiglie.
A cura di Micol Weisz
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Michele Vietti è il nuovo Presidente di FEDERSALUTE, Federazione Nazionale di settore della Sanità della Confcommercio Imprese per l’Italia. Lo ha eletto questa mattina il Consiglio Generale, di cui fanno parte, oltre ad ACOP - Associazione Coordinamento Ospedalità Privata, presieduta dallo stesso Vietti, le associazioni di categoria ANA-ANAP/FIA (Associazione Nazionale Audioprotesisti), ANASTE (Associazione Nazionale Strutture Territoriali e per la Terza Età), ASSOFARM (Farmacie Comunali e Servizi Socio Farmaceutici), ASCOFARVE (Associazione Nazionale Distributori Medicinali Veterinari), FEDEROTTICA (Associazione Federativa Nazionale Ottici Optometristi), FEDERSAN (Federazione Nazionale Commercianti Articoli Sanitari, Ortopedici e Parafarmaci), FEI (Federazione Erboristi Italiani), LAISAN (Libera Associazione Imprese Sanità Ambulatoriale Nazionale).

“Ringrazio per la fiducia accordatami dai rappresentanti delle varie componenti del mondo della sanità” ha dichiarato l’onorevole Vietti, già Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, a margine della riunione. “Sono pronto a dare il mio contributo nel rilanciare l’attività di FEDERSALUTE, in collaborazione con Confcommercio, valorizzando in un disegno unitario le specificità della Federazione, con un progetto associativo volto a sollecitare la politica e le istituzioni a porre rimedio alle disfunzioni del SSN”.
Lavarsi le mani resta il gesto più semplice ed efficace per prevenire la diffusione delle infezioni, soprattutto in ambito sanitario. Lo ha ribadito la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) nella Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani, indetta come ogni anno il 5 maggio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con lo slogan “Save Lives: Clean Your Hands”.
I dati, del resto, parlano chiaro: si stima che una corretta igiene delle mani possa prevenire fino al 50% delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA) e che i costi derivanti dall’implementazione della corretta igiene delle mani ammonterebbero a meno del 2% dei costi legati alle infezioni così evitate.
Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), ogni anno in Europa si verificano circa 4,1 milioni di ICA, responsabili di 37.000 decessi diretti. In Italia, i dati non sono più rassicuranti: qui 1 paziente su 20 contrae un’infezione durante il ricovero ospedaliero, con impatti gravi sia sulla salute pubblica sia sui costi del sistema sanitario nazionale, mentre a livello globale il numero sale a 1 paziente su 10.
Le infezioni più comuni sono quelle del tratto urinario, del sito chirurgico, polmonari e le batteriemie. Eppure, spiega il professor Emanuele Durante Mangoni, professore associato di medicina interna presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e direttore della Uoc Medicina Interna e Trapianti dell’Ospedale Monaldi di Napoli, «l’igiene delle mani è la misura di prevenzione più efficace. Se fosse un farmaco, verrebbe approvato in tempi record per la sua efficacia documentata».
Nonostante da decenni le evidenze scientifiche indichino che il semplice lavaggio delle mani può ridurre drasticamente la contaminazione, l’aderenza da parte degli operatori sanitari rimane bassa nei cinque momenti critici identificati dall’OMS:
La SIMI rilancia l’importanza della formazione continua, della sorveglianza attiva e dell’uso appropriato di gel idroalcolici, da affiancare al lavaggio tradizionale con acqua e sapone.
«L’aderenza all’igiene delle mani protegge i pazienti, gli operatori sanitari e le loro famiglie», conclude Durante Mangoni. «È il gesto più semplice e potente nella lotta contro le infezioni ospedaliere».
A cura di Micol Weisz
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