Al via la terza edizione del Barometro del Patient Engagement: per la prima volta la ricerca indaga come chi convive con una patologia cronica affronta l'emergenza caldo.

L'Italia ha imparato a misurare il caldo. Bollettini di allerta su 27 città, monitoraggio della mortalità giornaliera e degli accessi in Pronto Soccorso su 54, un “codice calore” nei percorsi di emergenza, una Cabina di regia interistituzionale al Ministero della Salute che si è riunita più volte nel corso dell’estate. Un sistema solido, incentrato sui dati, in cui spesso non trovano spazio le esperienze di chi affronta il caldo quotidianamente.
Giunto alla terza edizione, il Barometro del Patient Engagement 2026, la ricerca nazionale promossa da Helaglobe insieme a una rete di istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti e caregiver, apre un fronte inedito e si occupa, tra i vari temi, dell’impatto che le ondate di calore hanno sulle vite dei pazienti.
La scelta non è casuale. Secondo una revisione pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso giugno, infatti, gran parte delle centinaia di migliaia di morti per caldo registrate in Europa negli ultimi anni erano prevenibili. Per questo, il questionario indaga quanto chi soffre di una patologia cronica o rara si senta vulnerabile al caldo, se abbia ricevuto indicazioni pratiche su come proteggersi, a quali professionisti sanitari sappia di potersi rivolgere, e come tutto ciò abbia un impatto sul percorso terapeutico.
«È qui che il Barometro punta a inserirsi: non solo per colmare un vuoto di conoscenza, ma come possibile canale d'ascolto diretto per una voce che, su questo tema, non ha ancora un posto al tavolo istituzionale», spiega Davide Cafiero, Managing Director di Helaglobe. Alla Cabina di regia del Ministero siedono, tra gli altri, Protezione Civile, INAIL e il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, e alle riunioni più recenti sono stati invitati SIMEU, FIASO, Federsanità e SIMG. Mancano però le associazioni di pazienti.
Il nuovo modulo si innesta su un quadro che il Barometro documenta dal 2024, e che non è confortante. Già la prima edizione aveva raccontato una sanità che comunica poco: il 20% degli italiani non riceveva alcun invito a fare screening, un cittadino su cinque rinunciava alla prevenzione per orari incompatibili, liste d'attesa o problemi logistici, e il 62% si sentiva poco o per nulla coinvolto dal proprio medico nelle decisioni sulla propria salute.
Nel 2025, con oltre 4.200 rispondenti, è arrivato l'Indice di Accessibilità Digitale per la Salute: 46 punti su 100 di media nazionale, con forti squilibri regionali. L'adesione agli screening scende al 71% tra chi ha scarso accesso digitale, contro l'89% di chi si muove con disinvoltura online. Ma il dato più critico è un altro: nel 2025 il 25% non ha ricevuto alcun invito a programmi di screening, contro il 20% dell'anno precedente.
L'ipotesi che l'edizione 2026 mette alla prova è che l'emergenza caldo funzioni allo stesso modo: la capacità di orientarsi in una crisi acuta rischia di essere più fragile proprio dove l'accesso digitale e organizzativo è già più debole. Accanto al modulo sulle ondate di calore, il questionario dedica sezioni specifiche a mobilità sanitaria, professionisti di prossimità, accessibilità digitale e salute di genere.
I risultati saranno analizzati da un board scientifico multidisciplinare che riunisce, tra gli altri, Annamaria Colao del Consiglio Superiore di Sanità, Giuseppe Quintavalle, presidente FIASO, Gaetano Piccinocchi per la SIMG, Monica Paciotti per la FNOPI, Caterina Rizzo dell'Università di Pisa e Fabio De Iaco, past president SIMEU.
La partecipazione alla ricerca è aperta a tutti i cittadini attraverso il questionario online disponibile al seguente link: https://it.surveymonkey.com/r/barometro2026

