Presentato il nuovo Barometro di Helaglobe. Se il coinvolgimento nelle decisioni cliniche migliora, il divario digitale resta uno scoglio per la prevenzione. Davide Cafiero: «L’engagement non è un’opzione, ma un acceleratore di salute: serve co-progettare i servizi con i cittadini».

Il Servizio Sanitario Nazionale si trova oggi a un bivio: da un lato, una crescente consapevolezza del paziente nelle decisioni di cura; dall'altro, un'accessibilità digitale che fatica a decollare, frenando le campagne di prevenzione. È questo il quadro tracciato dal Barometro del Patient Engagement 2025, l'indagine nazionale di Helaglobe presentata presso la ASL Roma 1, che ha coinvolto oltre 4.200 cittadini.
«Siamo al secondo anno di monitoraggio dei risultati del Barometro», spiega Davide Cafiero, Managing Director di Helaglobe. «Oltre 4.000 cittadini si sono espressi per definire quanto siano coinvolti dal sistema sanitario nelle decisioni e nella valutazione dell’erogato. È fondamentale ascoltare le persone, perché l’engagement aumenta poi il risultato di salute».
L'indagine analizza il coinvolgimento su tre livelli distinti: clinico, istituzionale e organizzativo. Se sui primi due si registrano segnali incoraggianti, il fronte organizzativo (il "fare con" le ASL e le aziende ospedaliere) mostra ancora forti criticità.
«Sul livello clinico notiamo miglioramenti, così come su quello istituzionale abbiamo registrato punti di incremento», sottolinea Cafiero. «Purtroppo, a livello organizzativo notiamo uno scarto deficitario rispetto all'anno scorso. I cittadini chiedono di essere più coinvolti nella valutazione e nella riprogettazione del sistema erogativo locale».
Uno dei dati più impattanti dell'edizione 2025 è l'Indice di Accessibilità Digitale per la Salute (IADS), che si attesta su una media nazionale di 46 su 100. Il divario digitale non è solo una questione tecnica, ma un vero e proprio ostacolo alla salute: l'adesione agli screening scende al 71% tra chi ha scarso accesso web, contro l'89% dei cittadini digitalmente evoluti.
Secondo Cafiero, il legame tra competenza digitale e salute è diretto: «Chi è più pratico del tema digitale ha risultati di engagement più potenti: partecipa di più agli screening e percepisce con maggiore positività l’erogato del sistema sanitario».
Tuttavia, l'innovazione non deve creare nuove barriere. «È importante investire nel sistema digitale, ma è altrettanto fondamentale co-progettare con l’utente finale affinché non siano esclusi coloro che non sono nativi digitali, come le fasce d’età più alte. La progettazione del sistema digitale deve avvenire con il coinvolgimento diretto di queste persone».
Il report evidenzia come il coinvolgimento attivo riduca del 46% la probabilità di vivere esperienze emotive negative (rabbia o frustrazione) durante il percorso di cura. Un dato che spinge le istituzioni verso una revisione dei paradigmi educativi.
Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore della Sanità, punta sulla formazione: «Il coinvolgimento attivo deve iniziare dai banchi di scuola: sto lavorando perché la biologia umana diventi materia di studio per cittadini consapevoli». Per Giuseppe Quintavalle (ASL Roma 1 - FIASO), la sfida è culturale: «Migliorare la sanità oggi significa passare dal “fare per il paziente” al “fare con il paziente”».
Il mancato coinvolgimento ha anche un costo economico insostenibile. In Italia, la sola non-aderenza farmacologica pesa per circa 2 miliardi di euro l'anno. Come ricordato da Matteo Scortichini (Università Tor Vergata), «una maggiore consapevolezza può ridurre la spesa sanitaria dell'8,3%», rendendo l'alfabetizzazione sanitaria una leva strategica di sostenibilità per l'intero SSN.
In conclusione, il Barometro 2025 non è solo una fotografia, ma un monito. Come sintetizzato da Davide Cafiero: «Il Barometro vuole offrire alle istituzioni una bussola per trasformare il SSN in un sistema che non solo cura, ma che sa ascoltare e coinvolgere».

