Nella lotta al cancro non ci sono solo diagnosi, terapie e farmaci. C'è anche chi ti resta accanto
In Italia si stimano tra i 7-8,5 milioni di caregiver che assistono un proprio caro non autosufficiente o affetto da patologie croniche, maggiormente oncologiche. Oltre il 17% della popolazione, con prevalenza di donne (80%) e un'età media di 45 e 65 anni. Ma non sono solo numeri: sono storie di amore, ma anche di isolamento, fatica, burnout e mancanza di supporto. Per la prima volta, dopo anni di attesa, una legge riconosce formalmente diritti e tutele a queste figure invisibili ma dal ruolo essenziale per la famiglia e lo stesso Sistema Sanitario Nazionale. Questo è il messaggio centrale dell'evento organizzato il 4 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro promossa dalla Union for International Cancer Control che ha riunito 48 associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici.
Il primo passo per i caregiver: il DDL Locatelli
«Per la prima volta nel nostro Paese, il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico, superando una lunga fase di attesa fatta di annunci e iniziative prive di risposte strutturali», ha dichiarato Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV e coordinatrice del Gruppo "La salute: un bene da promuovere. Un diritto da difendere".
Questo è stato grazie al disegno di legge del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, approvato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026 e ora all'esame parlamentare con procedura d'urgenza. Il testo prevede sostegni economici, tutele lavorative, percorsi di conciliazione tra cura e impiego, inserimento formale del caregiver nel "progetto di vita" del paziente e fondi dedicati in Legge di Bilancio. «Finalmente abbiamo un testo che restituisce dignità e diritti a questa figura», sottolinea la Deputata Vanessa Cattoi, coordinatrice dell'Intergruppo parlamentare "Insieme per un impegno contro il cancro". «Non basta tutelare il paziente: dobbiamo proteggere anche chi lo assiste».
Tra le novità anche misure per i giovani caregiver, con crediti e agevolazioni universitarie per chi concilia studio e assistenza familiare. «Nel DDL Locatelli c'è un articolo dedicato alle tutele per gli studenti che fanno attività di caregiver in ambito familiare, con crediti e agevolazioni in termini universitari. È un passo avanti molto importante che coinvolge i nostri giovani e fa sentire che il loro apporto è fondamentale e viene riconosciuto anche da parte dello Stato» conclude Cattoi.
I racconti dietro i numeri
Durante la giornata è stato proiettato il cortometraggio "La luce nella crepa", presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia (disponibile sul sito di Salute Donna ODV e su YouTube), ispirato alla storia di Annamaria Mancuso, caregiver del fratello Tonino, venuto a mancare di recente.
L'evento ha dato voce a testimonianze dirette di alcuni caregiver presenti – Ilaria, Federica e Francesco. Storie di quotidianità fatta di turni, rinunce, paura, ma anche di dedizione. «Chi accompagna vive intensamente lo stesso percorso che vive il malato di cancro, con la sola differenza che non ha la malattia, ma tutti gli esiti, gli accompagnamenti, le tensioni, le ansie, il dover lasciare il posto di lavoro», ha spiegato Mancuso.
La sfida della prevenzione
Accanto al tema dell'assistenza, resta quello della prevenzione. Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, lancia un appello sulla necessità di investire sulla prevenzione: «Viviamo in un'epoca in cui si parla spesso di disuguaglianze. Il cancro è una malattia terribilmente democratica perché colpisce tutti, però non può colpire tutti se si ha la consapevolezza di fare prevenzione. Dobbiamo accompagnare le persone agli screening, riducendo le disuguaglianze territoriali». La diagnosi precoce, ricorda, non salva solo vite ma risorse: meno cronicità significa più fondi per ricerca e innovazione.
Una cura che diventa comunità
«Al cancro si può sopravvivere, anzi si può vivere dopo il cancro. "Sopravvivere" è la parola sbagliata», ha concluso Mancuso. «Le terapie innovative e i percorsi diagnostici terapeutici organizzati hanno fatto passi da gigante, così come la ricerca. Pertanto, c'è una migliore qualità di vita e si combatte meglio questa patologia, quindi oggi parliamo di malati cronici». Il messaggio del World Cancer Day 2026 è chiaro: il cancro non è più solo una questione clinica. Serve un approccio centrato sulla persona, ma anche su chi se ne prende cura, perché nessuno affronta la malattia da solo. E riconoscere il caregiver significa prendersi cura, finalmente, dell'intero percorso di cura.
A cura di Lucrezia Rogai

